MANTENIMENTO DELL’INTEGRITÀ DEL TERRENO

 

Le lavorazioni del terreno sono in grado di influenzare la sua struttura sia in senso positivo che negativo.

Sono positive quelle effettuate con terreno in tempera atte a formare una struttura gromerulare, ovvero con grani tondeggianti di terreno di differente dimensione, in cui vi è un buon rapporto tra macropori in grado di contenere aria e micropori con capacità di trattenere l’acqua.

Sono negative le lavorazioni eseguite con terreni bagnati, per via della compattazione del suolo, o effettuate con terreni molto asciutti poiché danno luogo ad un eccessivo affinamento con conseguente assenza di struttura gromerulare.

La maggiore evidenziazione della destrutturazione del terreno si rilevano dove si effettuano continue lavorazioni tradizionali (15/20 cm di terreno lavorato), come nel caso dell’orticoltura protetta con produzione di ortaggi a ciclo ripetuto.

Utilizzando il trattamento termico con la fiamma con la tecnica della falsa semina, si possono produrre minime lavorazioni del terreno (3/4 cm di terreno lavorato).

Questa tecnica permette di mantenere la stratificazione naturale del terreno preservandone la capillarità e il contenuto di aria rispettando nel contempo la presenza di sostanza organica che diversamente, con lavorazioni più profonde, verrebbe dispersa. I primi strati superficiali del terreno vengono investiti per alcuni secondi da una notevole quantità di calore (al disotto della camera di combustione si raggiungono temperature di circa 600°C) e questo ne permette la loro disinfezione e sterilizzazione eliminando l’eventuale presenza di insetti, malattie fungine, virus, funghi e batteri nocivi.

L’utilizzo delle minime lavorazioni del terreno da risoluzione ad un altro grave problema che si è verificato, negli ultimi anni, nei periodi estivi.

A seguito del riscaldamento globale si sono raggiunte sia nell’aria che nel terreno all’interno delle serre (specialmente nei tunnel) durante il giorno temperature molto alte che sono scese solamente di pochi gradi durante la notte (considerato che i valori termici ottimali sono da individuare in 22-24 °C di giorno e 16-18 °C di notte, con UR inferiore al 60%).

Lavorazioni profonde del terreno, 15/20 cm, a seguito di un ciclo produttivo, distruggono la capillarità propria del terreno ed obbligano, successivamente alla fase di semina, ad eseguire una fase di bagnatura notevole, da 75 a 90 minuti, per avere una corretta presenza di acqua in superficie.
Questa notevole quantità d’acqua porta alla creazione di un serbatoio umido nello strato di terreno lavorato, situazione che è corretta in primavera ed in autunno ma che si rivela pericolosa in estate con alte temperature.
L’effetto che viene indotto nel terreno è quello della solarizzazione (anche in assenza di teli coprenti la superficie).

Le elevate temperature dell’aria, quindi della superficie del terreno, e la contemporanea presenza dell’acqua nello strato lavorato, provocano un accumulo di energia termica (si possono raggiungere temperature di 30-35 °C)

La mancata evaporazione dell’acqua presente al di sotto dello strato superficiale del terreno mantiene questo accumulo di energia che provoca la necrosi della pianta nella fase successiva alla germinazione (germogliazione).

Vedi anche: DISERBO DI PRE-SEMINA DELLA COLTURA O FALSA SEMINA